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L'oro dell'Etna: la pietra lavica

 

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Nei grigi deserti di sciara dove affiora timidamente la ginestra, nella lunghissima via principale - la via Roma - interamente lastricata con le "basule puntiàte", nelle rifiniture dei caseggiati vecchi e nuovi e delle chiese, nella varietà dei pregiati prodotti artigianali: a Belpasso la pietra lavica fa da protagonista, oggi come nell'Ottocento, quando veniva estratta dalle cave presenti numerose nel territorio e lavorata con perizia dai maestri scalpellini. Oltre che per la realizzazione di elementi architettonici intagliati, in uso nell'edilizia pubblica e privata, dal basalto etneo (questa è la denominazione corretta) si ricavano inoltre prevegoli manufatti d'ornamento ed elementi e complementi d'arredo, che in particolare con successive tecniche di ceramizzazione e decorazione finale, concretizzano un risultato ideale di fusione tra arte e artigianato.

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La pietra lavica è quindi l'oro grigio per Belpasso, città che nel proprio vasto territorio ospita la stragrande maggioranza delle cave di estrazione e delle industrie di lavorazione del basalto. Una risorsa preziosa che diventa anche occasione irrinunciabile per creare opportunità di sviluppo economico. Per questo motivo negli ultimi anni sono nate delle iniziative che puntano ad una maggiore valorizzazione del prodotto "pietra lavica" anche in vista di una sua diffusione su mercati internazionali. Tra queste, l'istituzione di un marchio Doc (denominazione d'origine controllata) per il basalto dell'Etna, e l'istituzione (già avviata) di un Centro ricerche che fornisca coordinamento agli operatori del settore e supporto scientifico per la qualificazione del prodotto.