AccessibilitàAccessibilitàAccessibilità MappaMappa del sitoContattiContattiProgetto SISC

Autorizzazioni costruzione impianto con emissioni in atmosfera

 

Informazioni sulle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera


Le disposizioni di cui alla Parte V, Titolo I del D.Lgs. n° 152 del 03/04/2006  si applicano agli impianti ed alle attività che producono emissioni in atmosfera, inclusi gli impianti termici civili non disciplinati dal Titolo II.

Sono esclusi da tale campo di applicazione gli impianti disciplinati dal D.Lgs. n° 133 del 11/05/2005 (recante l’attuazione della direttiva 2000/76/CE) nonché gli impianti sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale rimangono assoggettati alla disciplina prevista dal D.Lgs. n° 59 del 18/02/2005 (emanato in attuazione integrale della direttiva 96/61/CE): per questi ultimi, l’autorizzazione integrata ambientale sostituisce l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera prevista dalla Parte V del Titolo I del D.Lgs. 152/06.

L’articolo 269 precisa, ai commi 14 e 16, quale sia il regime di disciplina di alcune specifiche tipologie di impianti. In particolare, il comma 14 argomenta su particolari tipi di impianti di combustione, i quali devono comunque soddisfare i requisiti di cui alla Parte III dell’Allegato I alla Parte V del D.Lgs. 152/06; l’autorità competente può comunque prevedere (per mezzo di un provvedimento a carattere generale) che i gestori di tali impianti comunichino la data di messa in esercizio dell’impianto.

Gli impianti di cui al comma 16 sono quelli adibiti a deposito di olii minerali, compresi i gas liquefatti; per tali impianti sussiste l’obbligo da parte del gestore di adottare misure idonee al contenimento delle emissioni diffuse. Viene fatta salva la facoltà dell’autorità competente di prescrivere (tramite apposito atto) ulteriori misure di contenimento delle emissioni diffuse, eventualmente ritenute necessarie.

L’articolo 272 ed il correlato Allegato IV alla Parte V regolamentano vere e proprie deroghe alla piena applicazione del Titolo I. La Parte I dell’Allegato IV alla Parte V del Decreto (riferita nello specifico all’articolo 272 comma 1) individua una serie di attività ed impianti le cui emissioni sono considerate scarsamente rilevanti agli effetti dell’inquinamento atmosferico, esonerandole dalla richiesta dell’autorizzazione.

L’autorità competente può comunque prevedere che i gestori di tali impianti comunichino di svolgere attività rientranti nell’elenco sopra menzionato nonché la data di messa in esercizio dell’impianto.

L’articolo 272 comma 2 prevede che per specifiche categorie di impianti, individuate in relazione al tipo e alle modalità di produzione, l’autorità competente possa adottare apposite autorizzazioni di carattere generale, relative a ciascuna singola categoria di impianti; tale facoltà dell’autorità competente diviene un obbligo da assolvere entro 29/04/2008 per regolamentare le attività di cui alla Parte II dell’Allegato IV alla Parte V del Decreto.

Il gestore degli impianti di cui all’articolo 272 comma 2 è tenuto a presentare entro 45 giorni dall’installazione dell’impianto o dell’avvio dell’attività, una domanda di adesione all’autorizzazione generale. Nel caso in cui non siano rispettati i requisiti previsti dall’autorizzazione generale o in presenza di particolari situazioni di rischio sanitario o di zone che richiedono una particolare tutela ambientale, l’autorità competente potrà, con proprio provvedimento, negare l’adesione del richiedente.

Le autorizzazioni generali dovranno essere rinnovate dall’autorità competente ogni quindici anni.

Le autorizzazioni generali rilasciate ai sensi del decreto del D.P.C.M. 21/07/1989 e del D.P.R. 25/07/1991, il primo rinnovo é effettuato entro quindici anni dalla data di entrata in vigore della Parte V del Decreto oppure, se tali autorizzazioni non sono conformi alle disposizioni del Titolo I, entro il 29/04/2007. In tutti i casi di rinnovo, l’esercizio dell’impianto o dell’attività può continuare se il gestore, entro sessanta giorni dall’adozione della nuova autorizzazione generale, presenta una domanda di adesione corredata, ove necessario, da un progetto di adeguamento e se l’autorità competente non nega l’adesione. In caso di mancata presentazione della domanda nel termine previsto l’impianto o l’attività si considerano in esercizio senza autorizzazione alle emissioni.

Le disposizioni di cui al Titolo I non si applicano, oltre che alle attività che producono emissioni di scarsa rilevanza, anche agli impianti destinati alla difesa nazionale nonché alle emissioni provenienti da sfiati e ricambi d’aria di impianti esclusivamente adibiti alla protezione e alla sicurezza degli ambienti di lavoro.

Il gestore dell’impianto che produce emissioni è tenuto a richiedere un’autorizzazione all’autorità competente secondo le modalità previste dall’articolo 269.

La domanda deve essere accompagnata:

a) dal progetto dell’impianto, in cui sono descritte la specifica attività a cui l’impianto è destinato, le tecniche adottate per limitare le emissioni, la quantità e la qualità di tali emissioni, le modalità di esercizio e la quantità, il tipo e le caratteristiche merceologiche dei combustibili di cui prevede l’utilizzo;

b) da una relazione tecnica che descrive il complessivo ciclo produttivo in cui si inserisce la specifica attività cui l’impianto è destinato ed indica il periodo previsto intercorrente tra la messa in esercizio e la messa a regime dell’impianto.

Si precisa in tal senso che la definizione di impianto appare radicalmente mutata rispetto a quanto precedentemente chiarito dalle disposizioni combinate di cui al D.P.R. 203/88 e D.P.C.M. 21/07/1989; l’articolo 268 comma 1 lettera h) definisce l’impianto come  il macchinario o il sistema o l’insieme di macchinari o di sistemi costituito da una struttura fissa e dotato di autonomia funzionale in quanto destinato ad una specifica attività; la specifica attività a cui é destinato l’impianto può costituire la fase di un ciclo produttivo più ampio.

I gestori di impianti già autorizzati ai sensi del D.P.R. 203/88 dovranno presentare nuova domanda di autorizzazione secondo lo scadenziario previsto dall’articolo 281, tenendo ben presente che la mancata presentazione della domanda nei termini fissati comporta la decadenza dalla precedente autorizzazione. In tal senso dovranno essere tenute in considerazione le definizioni di "impianto anteriore al 1988" ed "impianto anteriore al 2006" di cui all’articolo 268 comma 1 lettere i) ed l).

È tenuto a presentare apposita domanda all’autorità competente anche chi intende effettuare attività di verniciatura in un luogo a ciò adibito ed in assenza di un impianto, ovvero in modo non occasionale attività di lavorazione, trasformazione o conservazione di materiali agricoli, le quali producano emissioni, o attività di produzione, manipolazione, trasporto, carico, scarico o stoccaggio di materiali polverulenti, salvo che l’attività ricada tra quelle elencate nella Parte I dell’Allegato IV alla Parte V del Decreto. Le attività aventi ad oggetto i materiali polverulenti devono in ogni caso conformarsi alle norme di cui alla Parte I dell’Allegato V alla Parte V del Decreto.

La procedura amministrativa di rilascio delle autorizzazioni è descritta all’articolo 269 comma 3; l’atto autorizzatorio così rilasciato avrà durata di 15 anni e la conseguente domanda di rinnovo dovrà essere inoltrata con un anno di anticipo sulla scadenza.

Eventuali modifiche all’impianto, che comportino una variazione di quanto indicato nell’autorizzazione o nel progetto con relativa relazione tecnica, impongono al gestore di darne comunicazione all’autorità competente al fine di ottenere un aggiornamento dell’autorizzazione stessa.

L’attività istruttoria finalizzata al rilascio dell’autorizzazione è tesa a verificare se le emissioni diffuse di un impianto siano tecnicamente convogliabili principalmente basandosi sulle migliori tecniche disponibili, disponendone in caso affermativo la captazione ed il convogliamento.

In caso di emissioni convogliate o di cui sia stato disposto il convogliamento, ciascun impianto deve avere un solo punto di emissione. Laddove si accerti che ciò non sia possibile, l’autorità competente può autorizzare un impianto avente più punti di emissione.

Per quanto riguarda in particolare l’emissione di sostanze organiche volatili, l’Allegato III alla Parte V del Decreto stabilisce i valori limite di emissione, le modalità di monitoraggio e di controllo delle stesse, i criteri per la valutazione della conformità dei valori misurati ai valori limite e le modalità di redazione del piano di gestione dei solventi dei composti organici volatili. Tale allegato compendia le informazioni di cui all’articolo 275.

La normativa precisa che se nello stesso luogo sono esercitate, mediante uno o più impianti o macchinari e sistemi non fissi o operazioni manuali, una o più attività individuate dall’Allegato III alla Parte V del decreto, le quali superano singolarmente le soglie di consumo di solvente ivi stabilite, a ciascuna di tali attività si applicano i valori limite per le emissioni convogliate e per le emissioni diffuse di cui al medesimo Allegato.

Il rispetto dei valori limite di emissione previsti dalla nuove norme deve essere assicurato attraverso l’applicazione delle migliori tecniche disponibili ed in particolare mediante l’utilizzo di materie prime a ridotto o nullo tenore di solventi organici, ottimizzando l’esercizio e la gestione delle attività e, ove necessario, installando idonei dispositivi di abbattimento in modo da minimizzare le emissioni di composti organici volatili.